Categoria: Ricette

risotto kefir piselli menta

Risotto con kefir e crema di piselli alla menta

Preparato con riso S. Andrea di Baraggia Biellese e Vercellese DOP, un’eccellenza unica del territorio. Grazie al buon rilascio di amido in cottura, i risotti diventano cremosi senza aggiungere grassi. Ecco una versione con kefir e crema di piselli alla menta per gli amanti del benessere.

Ingredienti per 2 persone:

  • 160 gr di riso S. Andrea di Baraggia Biellese e Vercellese DOP
  • 100 gr di piselli surgelati
  • 2 cucchiai di kefir
  • 1 rametto di menta
  • olio extravergine di oliva
  • fiori secchi edibili
  • 1 cubetto di ghiaccio
  • sale
  • pepe

Preparazione

Mettete i piselli in una padella con un filo d’olio, aggiungete un po’ di acqua e lasciate cuocere per 5 minuti, aggiungendo un pizzico di sale. Mettete i piselli in un bicchiere da mixer con un cubetto di ghiaccio e 4 foglie di menta, quindi frullate fino ad ottenere una crema liscia e omogenea.

In un’altra pentola fate tostare il riso S. Andrea di Baraggia Biellese e Vercellese DOP con due cucchiai di olio, aggiungete un pizzico di sale e un po’ di pepe macinato al momento, quindi bagnate con dell’acqua calda e mescolate. Fate cuocere il riso solo con acqua per 12 minuti, mescolando continuamente per favorire il rilascio dell’amido. A cottura ultimata, aggiungete la crema di piselli e menta per mantecare a fuoco spento. Lasciate riposare il risotto in pentola per 2 minuti e impiattatelo, aggiungendo un cucchiaio di kefir e decorando con fiori secchi edibili.

Ricetta di Valentina Masotti, dal blog Ricette e Racconti di Riso

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Risotto alla Toma Piemontese e rapanelli

Il classico riso Carnaroli del Baraggia è garanzia di autenticità della cultivar: regolata dal disciplinare della DOP Riso di Baraggia Biellese e Vercellese, la coltivazione in questo territorio avviene partendo da semente certificata. Solo vero Carnaroli per un risotto tutto italiano.

Anche il formaggio Toma Piemontese è stato insignito della DOP, denominazione di origine protetta, che garantisce la produzione piemontese, ma anche metodi di lavorazione che rendono questo formaggio unico al mondo.

Il “Consorzio di Tutela Formaggio Toma Piemonte DOP ” garantisce la produzione con latte di vacca, in un territorio delimitato dal disciplinare tra vallate, monti e pianura, tra le province di Cuneo, Torino, Biella, Novara, Verbania, Vercelli e in alcuni comuni previsti dal Disciplinare di Produzione appartenenti alle province di Asti e Alessandria. Le caratteristiche organolettiche sono quelle di un formaggio semicotto a pasta morbida, la cui stagionatura è compresa tra 20 e 45 giorni, a seconda del formato (pezzatura piccola o grande).

Di colore giallo paglierino, il sapore è dolce e gradevole, con una nota più intensa e aromatica con il prolungarsi della stagionatura. Sia il sapore sia la consistenza della pasta, rendono la Toma Piemontese DOP ideale per mantecare e ed esaltare risotti della tradizione. In questa ricetta abbiamo inserito una nota di freschezza e croccantezza conferita dal rapanello.

Risotto con Carnaroli di Baraggia Biellese e Vercellese DOP, Toma Piemontese DOP e rapanelli.

Ingredienti per 2 persone

  • 160 gr di riso Carnaroli di Baraggia Biellese e Vercellese DOP
  • 100 gr di Toma Piemontese DOP
  • 2 rapanelli
  • Vino bianco Erbaluce di Caluso
  • Brodo vegetale
  • Olio extravergine di oliva
  • Rosmarino
  • Salvia
  • Pepe nero in grani
  • Sale

Preparazione

In una pentola scaldate un filo di olio extravergine di oliva, fate tostare il riso, aggiungete il sale e una macinata di pepe e sfumate con l’Erbaluce di Caluso, facendo consumare completamente il vino. Aggiungete il brodo vegetale caldo e fate cuocere per 15/16 minuti, mescolando e aggiungendo il brodo all’occorrenza. Nel frattempo mondate e affettate sottilmente i rapanelli e tagliate la Toma a cubetti. Aggiungete un pizzico di sale e una macinata di pepe. Quando il risotto è cotto, mantecate con alcuni pezzi di Toma Piemontese, impiattate e decorate con le fettine di rapanello, i restanti cubetti di formaggio, delle foglioline di salvia e rosmarino.

Autore: Riccardo Coccorullo

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Carnaroli di Baraggia DOP e porri di Cervere, mantecato con Robiola di Roccaverano

Il Piemonte è una terra di sapori unici e di eccellenze storiche.

Il riso di Baraggia Biellese e Vercellese è l’unica DOP italiana del riso perché è un prodotto dalle caratteristiche qualitative e nutrizionali del tutto particolari.

In cucina il riso di Baraggia si distingue per la maggior resistenza alla cottura e per la spiccata attitudine ad assorbire i sapori e i condimenti, caratteristiche qualitative uniche e di eccellenza che derivano dal terroir di Baraggia. Il riso cresce in un ambiente protetto, immerso tra le riserve naturali delimitate dalla Regione Piemonte, irrigato tramite canalizzazione dai corsi d’acqua che scendono direttamente da Alpi e Prealpi.

Il Consorzio di Tutela della DOP Riso di Baraggia Biellese e Vercellese fa parte di Assopiemonte DOC & IGP, associazione a cui aderiscono i sei Consorzi di Tutela dei formaggi a Denominazione di Origine Protetta esclusivamente prodotti in Piemonte (Bra, Castelmagno, Murazzano, Raschera, Robiola di Roccaverano e Toma Piemontese) e il Crudo Cuneo dop; solo eccellenze che bene si integrano nel panorama della tradizione culturale e gastronomica del Piemonte.

Per esaltare al meglio le caratteristiche del nostro riso, abbiamo pensato ad una ricetta che unisca i sapori del Piemonte in un piatto della tradizione: il risotto.

Carnaroli è una delle sette varietà che fanno parte della DOP Riso di Baraggia Biellese e Vercellese, ideale per il risotto grazie al chicco grande, consistente e perlato.

In questa ricetta la cipolla è sostituita dal porro di Cervere, in provincia di Cuneo, coltivato in terreni limosi, sabbiosi e calcarei. Più dolce e digeribile rispetto agli altri tipi di porro, dona sapore al risotto senza appesantire il piatto. Per sfumare abbiamo selezionato un vino bianco piemontese DOCG, l’Erbaluce di Caluso, che nasce dalle uve coltivate nel canavese, in una zona circoscritta a nord di Torino, dove questo vitigno dove ha trovato la sua culla d’elezione.

Infine la mantecatura, fase irrinunciabile per ottenere risotti cremosi, eseguita con una Robiola di Roccaverano DOP, formaggio a pasta morbida, a latte 100% caprino oppure caprino/bovino, realizzato artigianalmente nel territorio situato nelle colline intorno al paese dell’astigiano da cui deriva il nome.

Ecco la ricetta!

Riso Carnaroli di Baraggia Biellese e Vercellese DOP con porro di Cervere, Robiola di Roccaverano ed Erbaluce di Caluso.

Ingredienti per 2 persone

  • 160 gr di riso Carnaroli di Baraggia Biellese e Vercellese DOP
  • 100 gr di Robiola di di Roccaverano
  • 1 porro di Cervere
  • Vino bianco Erbaluce di Caluso
  • Brodo vegetale
  • Olio extravergine di oliva
  • Pepe nero in grani
  • Sale

Preparazione

In una pentola scaldate un filo di olio extravergine di oliva, fate tostare il riso, aggiungete il sale e una macinata di pepe e sfumate con l’Erbaluce di Caluso, facendo consumare completamente il vino. Aggiungete il brodo vegetale caldo e fate cuocere per 15/16 minuti, mescolando e aggiungendo il brodo all’occorrenza. Nel frattempo mondate e affettate il porro di Cervere, quindi fatelo saltare in padella per pochi minuti con dell’olio extravergine di oliva. Aggiungete un pizzico di sale e una macinata di pepe. Quando il risotto è cotto, mantecate con la Robiola di Roccaverano a fuoco spento, impiattate e terminate con l’aggiunta del porro salato in padella.

Autore: Riccardo Coccorullo

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Pranzo di Pasqua con riso Carnaroli di Baraggia Biellese e Vercellese DOP

Un’insalata di riso con uova di quaglia e verdure fresche, ottima anche per il pic-nic di Pasquetta.

Il riso Carnaroli ha un’ottima tenuta di cottura e chicchi consistenti, dall’anima croccante, che restano ben staccati tra loro, mai appiccicosi. Nelle terre di Baraggia nasce l’unico riso DOP italiano, coltivato nella zona più a nord della penisola, dove le escursioni termiche e il clima più rigido conferiscono al riso caratteristiche particolari. Chicchi leggermente più piccoli rispetto allo standard della cultivar, produzioni un po’ inferiori, ma una maggiore consistenza che rende il riso di Baraggia un’eccellenza agroalimentare.

Per questa occasione abbiamo pensato di proporre un’insalata semplice gustosa, guarnita con verdure verdi di stagione e impreziosita dalle uova di quaglia, che ricordano la Pasqua per tradizione.

Ecco la ricetta dal blog Ricette e Racconti di Riso!

Insalata di riso Carnaroli con uova di quaglia e verdure fresche.

Ingredienti per 4 persone

  • 320 gr di riso Carnaroli di Baraggia Biellese e Vercellese DOP
  • 1 foglia di alloro
  • 1 rametto di finocchietto
  • 8 asparagi
  • 50 gr di piselli
  • 4 ciuffetti di songino
  • mirtilli neri e rossi essiccati
  • fiori di glicine
  • 12 uova di quaglia
  • olio extravergine di oliva
  • sale

Preparazione

Fate cuocere il riso Carnaroli di Baraggia Biellese e Vercellese DOP in abbondante acqua salata per 15 minuti con una foglia di alloro, quindi scolate e lasciate raffreddare. Fate lessare le uova di quaglia per 5 minuti, raffreddatele velocemente in acqua fredda e pelatele. Mondate gli asparagi, eliminate circa metà del gambo e, con l’aiuto di un pelapatate, rifinite la parte restante del gambo. Fate lessare gli asparagi in una pentola alta e stretta, cercando di tenere le punte fuori dall’acqua e tenendo il coperchio sulla pentola. Dopo 7 minuti, scolateli e fateli raffreddare, quindi tagliate ogni asparago a metà longitudinalmente. Impiattate il riso e aggiungete gli asparagi, il finocchietto, i piselli (crudi o se preferite leggermente scottati), le foglie di songino, i mirtilli essiccati e le uova di quaglia tagliate a metà. Decorate con dei fiori edibili di glicine, condite con un filo di olio extravergine di oliva, regolate di sale e servite.

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risotto gastronomix riso baraggia

Risotto S. Andrea di Baraggia DOP per Gastronomix Collisioni

Preparato con fonduta di toma piemontese, coniglio all’Erbaluce di Caluso ed erbe aromatiche dallo chef Cristiano Gramegna di Osteria Rosso di Sera, Castelletto Ticino, Novara.

 
Cristiano Gramegna, Ian D'Agata

Lo chef Cristiano Gramegna con Ian D’Agata al Castello di Buronzo in occasione del festival Gastronomix di Collisioni

 
Solo eccellenze del territorio piemontese in questo risotto presentato in occasione di Gastronomix, il festival ideato da Collisioni per promuovere all’estero il territorio compreso tra Astigiano, Baraggia e Canavese. Una ventina i giornalisti e gli chef internazionali che hanno preso parte a questo progetto e che hanno potuto apprezzare le peculiarità del riso di Baraggia DOP durante la masterclass organizzata dai Sommelier del Riso al Castello di Buronzo, seguito da un memorabile pranzo curato da HB Catering.
 
Oggi riportiamo la ricetta dello chef Cristiano Gramegna, pensata con la toma piemontese DOP e l’Erbaluce di Caluso DOCG.
 
 

Risotto S. Andrea di Baraggia DOP con fonduta di toma piemontese, coniglio all’Erbaluce di Caluso ed erbe aromatiche

Ingredienti per 6 persone:
  • 420 grammi di riso S. Andrea di Baraggia Biellese e Vercellese DOP
  • 800 grammi coniglio con osso
  • 3 gambi di sedano
  • 3 carote
  • 1 cipolla
  • 1 cipollotto fresco
  • 200 gr di toma piemontese DOP
  • olio extravergine di oliva
  • pane raffermo
  • mix di erbe aromatiche (dragoncello, maggiorana, timo e aneto)
  • Erbaluce di Caluso DOCG
  • una noce di burro

Preparazione

Preparare il ragù coniglio. Disossate e tritate il coniglio, quindi fate tostare le ossa in forno. Preparate il brodo di cottura del riso, mettendo in una pentola due gambi di sedano, due carote e una cipolla, aggiungete le ossa tostate e coprite con tre litri di acqua, portando ad ebollizione e poi facendo cuocere a fuoco moderato per un’ora.
Con la carne tritata del coniglio preparate il ragù. Tagliate a brunoise un cipollotto, una carota, un gambo di sedano e fateli tostare in una padella con due cucchiai di olio, aggiungendo sale e pepe e sfumando abbondantemente con l’Erbaluce di Caluso.
Lasciate cuocere il ragù per un’ora abbondante.
Tagliate la toma a dadini molto piccoli e mettetela da parte: la useremo per la mantecatura del risotto.
Preparate un crumble di erbe aromatiche, facendo tostare il pane tagliato a cubetti in forno.
Prendete un mazzetto di dragoncello, maggiorana, timo e aneto. Frullate le erbe e aggiungete una manciata di pane tostato, fino ad ottenere una polvere verde aromatica, fine ed omogenea. Allargatela quindi su una placchetta e cercate di asciugarla con carta assorbente.
Preparate il risotto. In una pentola fate tostare il riso per tre minuti a secco, aggiungete sale e pepe, quindi il brodo caldo un po’ alla volta. Portatelo a cottura e mantecatelo a fuoco spento con i cubetti di toma e una noce di burro (in totale dalla tostatura alla matecatura non devono passare più di 16 minuti). Impiattate il risotto e aggiungete sopra il ragù di coniglio e una spolverata di erbe aromatiche.
 
 
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Risotto mimosa per la festa della donna

Una rivisitazione del risotto mimosa impreziosito da fiori eduli, servito con una tartare di tonno e spolverato con il caffè.

Una ricetta pensata e realizzata da Gerardo De Santo, del blog Cucinando e Risottando, con il riso di Baraggia Biellese e Vercellese DOP. La varietà di riso che Gerardo ha scelto per questa ricetta è un S. Andrea, storico riso della Baraggia dal chicco consistente. Un riso che grazie alla sua naturale capacità di rilasciare amido garantisce risotti cremosi e ben mantecati.

Ecco la ricetta!

Risotto allo zafferano con tartare di tonno al cedro e polvere di caffè, con riso S. Andrea di Baraggia DOP

Ingredienti per 2 persone

  • 180 g di Riso Sant’Andrea di Baraggia Biellese e Vercellese DOP
  • 1,5 l di brodo vegetale
  • 30 ml di vino bianco
  • 2 g di pistilli di zafferano di Triora
  • 150 g di filetto di tonno rosso
  • 1 cedro
  • Polvere di caffè tostato q.b.
  • 40 g Parmigiano circa 27-30 mesi q.b.
  • 20 g Burro di ottima qualità preferibilmente molto freddo (mettere in freezer almeno 1 oretta)
  • Olio extravergine di oliva
  • sale e pepe q.b.

Preparazione

Prepariamo la tartare di tonno, tagliandolo a dadini ed effettuando la marinatura con una spruzzata di cedro
spremuto e sue scorzette, olio extravergine di oliva, sale e pepe. Con un coppa-pasta di 6 cm di diametro creiamo 2 torrette e lasciamo marinare in frigo per 15 minuti almeno.
Prendiamo i pistilli di zafferano e li immergiamo in poca acqua tiepida.

Ci dedichiamo al riso, facendo scaldare a fiamma alta la casseruola e iniziando a tostare il riso a
secco.  Sfumiamo col vino (sempre a fiamma sostenuta) e facciamo evaporare la parte alcolica. Aggiugnamo il brodo vegetale caldo e lasciamo cuocere mescolando per circa 14-15 minuti, aggiungendo lo zafferano a metà cottura.

In una padella facciamo tostare la polvere di caffè per un paio di minuti.

Quando il risotto è cotto, mantechiamo fuori dal fuoco con il burro freddo e il parmigiano grattugiato e facciamo riposare 2 minuti con il coperchio.

Impiattiamo il risotto in piatto piano, battendo poi con il palmo della mano per farlo stendere in modo più uniforme, ci adagiamo la torretta di tartare di tonno e cospargiamo intorno con la polvere di caffè tostato. Aggiungiamo fiori eduli per decorare.

Creato da Gerardo De Santo.

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Risotto ai funghi con quenelles al formaggio e tartufo nero

La vincitrice del Rice Contest di San Valentino è la food blogger padovana Gabriella, autrice del blog “In cucina con mamma Agnese“, che ha saputo abbinare i sapori della tradizione con una romantica decorazione.

Impreziosita da petali di fiori edibili e piccole foglie di menta, che conferiscono freschezza e aroma al piatto, il risotto ai funghi con crema di chiodini al formaggio e tartufo è semplice da preparare, se seguite con attenzione tutti i passaggi.

Complimenti Gabriella, grazie di cuore per aver partecipato! E adesso… la ricetta.

Ingredienti per 4 persone:

  • 1 Carota
  • 1 Cipolla bianca media
  • 2 gambi di Sedano
    380 g di Riso Carnaroli di Baraggia Biellese e Vercellese DOP
  • 1/2 bicchiere di vino bianco secco
  • 300 g di funghi champignon
  • 300 g di funghi chiodini
  • 200 g di caciocavallo
  • Burro per la mantecatura
  • Olio extravergine di oliva bio
  • 10 pinoli tostati
  • 1 spicchio di aglio
  • Menta
  • Fiori di rosmarino
  • Tartufo nero dei Colli

Preparazione

Preparate il brodo vegetale facendo bollire per un’oretta sedano, carota e cipolla, partendo da acqua fredda.
Mettete in ammollo i funghi per almeno dieci minuti, puliteli bene, dividendoli per varietà, visto che avranno bisogno di due tipi di cottura diverse.
Fate bollire i chiodini per una decina di minuti in acqua bollente leggermente salata.  Asciugate i funghi champignon e fateli saltare in una padella alta con 4 cucchiai di olio extravergine di oliva e uno spicchio di aglio, quindi unite  i chiodini sbollentati. Fate cuocere i funghi per circa 40 minuti con il coperchio a fuoco moderato.
Prima di procedere, tenete da parte un po’ di chiodini, quelli più piccoli e compatti, che serviranno per l’impiattamento finale. Frullate al mixer il resto dei funghi, quindi tenetene da parte metà per la preparazione del risotto e un’altra metà per la preparazione delle quenelles al formaggio e tartufo nero.
Dal brodo prendere la cipolla, scolatela e tagliatela a fettine sottili, mettetela nella casseruola per la cottura del riso insieme a 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, sfaldatela per bene, unite il riso e fatelo tostare, sfumate con il vino e lasciate evaporare. Unite i funghi frullati e fateli amalgamare al riso, girando con un mestolo di legno. Iniziate la cottura unendo il brodo caldo e portatelo a cottura.
Preparate le quenelles mescolando i funghi con del formaggio caciocavallo grattugiato e il tartufo nero.
Grattugiare grossolanamente il Caciocavallo, una parte servirà per la mantecatura, l’altra per le chenelle.
Spegnete il risotto al dente e mantecate con il burro e il caciocavallo, lasciate riposare qualche minuto con il coperchio e infine impiattate, decorando con le quenelles di funghi, fiori edibili e qualche foglia di menta.
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Minestra di riso Arborio di Baraggia DOP con cavolo rosso e verdure

Una calda minestra per le fredde sere invernali, preparata con cavolo rosso e riso Arborio di Baraggia Biellese e Vercellese DOP.

Autore: Valentina Masotti, blog Ricette e Racconti di Riso 

Minestra di riso Arborio di Baraggia DOP con cavolo rosso e verdure

Ingredienti per 4 persone

  • 150 gr di Riso Arborio di Baraggia Biellese e Vercellese DOP
  • 100 gr di Cavolo rosso
  • 100 gr di Cavolo riccio
  • 2 carote
  • 2 gambi di sedano
  • 1 porro
  • 2 patate rosse di montagna
  • 1 zucchino
  • prezzemolo
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pepe

Preparazione

Lavate bene tutte le verdure. Con un pelapatate eliminate i filamenti esterni del sedano, raschiate la parte esterna delle carote e sbucciate le patate. Togliete le foglie esterne del cavolo rosso e affettatene sottilmente una parte. Affettate anche il cavolo riccio e il porro, quindi mettete tutte le verdure in una pentola, riempiendola d’acqua fino a coprire le verdure. Lasciate cuocere per 50 minuti da quando raggiunge il bollore, abbassando il fuoco. Regolate di sale e se volete aggiungete del pepe nero macinato.

Prendere un’altra pentola, riempitela d’acqua fredda e portatela a portate a ebollizione. Aggiungete un pizzico di sale e fate cuocere il riso Arborio per 14 minuti, quindi scolate il riso.

Versate la minestra calda nel piatto, aggiungete il riso, una manciata di prezzemolo e un filo d’olio.

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Risotto Carnaroli di Baraggia DOP al miele e pecorino, con tuorlo morbido e polvere di liquirizia

Un risotto che nasce dall’estro e dalla sensibilità femminile di Chiara Caprettini, scrittrice torinese innamorata della vita e del buon cibo, che ricerca con passione in giro per l’Europa.

Classe 1987, laureata in filologia germanica, si racconta così: “Il mondo della lingua, della letteratura e dei paesaggi del nord mi affascina incredibilmente, e in fondo mi sento un po’ valchiria un po’ vichinga”. Non a caso il suo primo libro s’intitola La scienza dell’ospitalità tra le saghe islandesi e gli home restaurant, Edizioni Cartman, seguito dal neo-edito Pane, burro e hygge – Impressioni di spirito nordico.

L’amore per il Riso di Baraggia DOP è arrivato di conseguenza: il riso coltivato alle latitudini più Settentrionali d’Italia e anche del mondo, se escludiamo la piccola nicchia coltivata al confine con la Svizzera. Della Baraggia ha apprezzato le faticose terre che lasciano intravedere scorci autentici e meravigliosi, la consistenza dei chicchi di riso e la qualità di chi sa lavorare questo prodotto d’eccellenza con la massima cura e qualità.

Ecco il risotto che Chiara ha pubblicato sul suo blog, Nord Food Ovest Est, preparato con riso Carnaroli di Baraggia Biellese e Vercellese DOP.

Risotto Carnaroli di Baraggia DOP al miele e pecorino, con tuorlo morbido e polvere di liquirizia.

Ingredienti per 2 persone

  • 180 g di riso Carnaroli di Baraggia Biellese e Vercellese DOP
  • 80 g di Pecorino Romano DOP
  • 3 cucchiaini di miele di pino
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • 1 cipolla bianca piccola
  • 2 uova
  • 2 cucchiaini rasi di liquirizia in polvere
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe q.b.
  • brodo di verdura
  • petali di fiori eduli per decorare.

Preparazione

In una padella insaporite la cipolla tagliata finemente in un cucchiaio di olio, sale e pepe e due cucchiaini di miele. Aggiungete il riso e tostatelo per un minuto. Sfumate con il vino bianco, aggiungete il brodo e procedete nella normale cottura del risotto (circa 16-18 minuti). Due minuti prima di togliere il risotto dal fuoco, aggiungete il pecorino grattugiato, un pizzico di pepe, ancora un cucchiaino di miele e mantecate accuratamente. Nel frattempo, cuocete le uova in acqua bollente per due minuti e mezzo. Fatele raffreddare sotto acqua tiepida. Sgusciateli facendo attenzione a non rompere il tuorlo. Trasferite il risotto nei piatti, rompete il tuorlo accuratamente sopra ogni piatto e finite con una spolverata di liquirizia e qualche petalo di fiore

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arancini di gamberi

Arancini di riso ai gamberi, con pepe e rosa e scorza di arancia

Una sfiziosità per il menù delle Feste, ottimo per una aperitivo o un antipasto, abbinato ad un fresco calice di bollicine rosè.

Gianluca Boda, chef del ristorante La Rada di Lignana, Vercelli,  ci insegna a prepararli con una piccola accortezza: scegliere un riso che tenga bene la cottura, visto il doppio passaggio da risotto a fritto,  e che rilascia naturalmente molto amido per legare gli arancini. Il riso perfetto è il S. Andrea di Baraggia Dop, che racchiude tutte queste caratteristiche.

Arancini di Riso “Sant’Andrea  di Baraggia DOP”, con gamberi, pepe rosa e scorza d’arancia

Ingredienti per 4 persone

  • 300 gr di riso Sant’Andrea  di Baraggia Biellese e Vercellese DOP
  • 300 gr di gamberi interi da pulire
  • 1 arancia
  • 2 rametti di timo 
  • 1 cucchiaino da caffè di prezzemolo tritato 
  • 1 carota
  • 2 gambi di sedano 
  • 1 cipolla 
  • 1 scalogno 
  • 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro 
  • 3 uova
  • 1 cucchiaio raso di pepe rosa
  • sale qb
  • farina 00 qb
  • pane grattugiato qb
  • 1 lt di olio d’arachidi 1

Preparazione

Prepariamo un brodo di crostacei utilizzando sedano, carota, cipolla, concentrato di pomodoro e gli scarti dei crostacei (teste e carapaci). Una volta ultimato il brodo, lo frulliamo e lo filtriamo con un colino. Per queste quantità, avremo bisogno di circa 0,8 litri di brodo salato. Successivamente andremo a cuocere il riso. Prima di tutto tostiamo il riso con un po’ di scalogno tritato, il pepe rosa  e l’olio extravergine d’oliva. Una volta tostato, versiamo direttamente sul riso l’intera quantità di brodo e portiamo a cottura, girando di tanto in tanto, per circa 15 minuti (questo metodo di cottura ci permetterà di estrarre maggior amido dal riso, che ci servirà per una buona riuscita della ricetta).

A metà cottura aggiungiamo i gamberi, precedentemente puliti e tritati grossolanamente, insieme al timo, il prezzemolo e la scorza di mezza arancia grattugiata.

Ultimata la cottura, aggiungiamo il burro, mantechiamo e stendiamo il riso su di una teglia avendo cura di coprirlo con della pellicola alimentare a contatto e lasciamo raffreddare.

Quando il riso sarà completamente raffreddato, andiamo a formare delle sfere, che passeremo poi nella farina, l’uovo sbattuto e per ultimo il pangrattato.

Lasciamo riposare gli arancini in frigo per una mezz’oretta e passare poi alla frittura in olio di arachide a 170°.

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